
Steve Albini ci ha lasciati martedì 7 maggio per un attacco di cuore, lo ha confermato lo staff del suo studio di registrazione, Electrical Audio di Chicago.
Steve Albini era una vera e propria icona dell’indie rock sia come produttore che come interprete. Oltre ad essere stato il frontman di due band pilastri del rock underground quali gli SHELLAC ed i BIG BLACK, Albini era una leggenda dello studio di registrazione, anche se preferiva il termine “ingegnere” a “produttore”.
Polistrumentista di prim’ordine, Steve Albini per sua stessa ammissione, in una intervista del 2018, ha stimato di aver progettato diverse migliaia di dischi.
Nel 1995 acquistò a Chicago lo studio Electrical Audio (tutt’oggi in piena attività), un tempio di ritrovo per moltissime band, elegante e riservato, con bellissime pareti in pietra viva e con un’acustica perfetta.
Nel 2014 Dave Grohl ed i FOO FIGHTERS dedicano ad Albini ed al suo studio il primo episodio del documentario HBO “Sonic Highways” sulla città di Chicago, regia a cura dello stesso Dave Grohl.
Albini era nato a Pasadena, in California, il 22 luglio 1962, da una famiglia di origine italiana e lì aveva vissuto l’infanzia prima che questa si stabilisse a Missoula, nel Montana. Da adolescente, la sua scoperta dei RAMONES aveva trasformato quella che ha descritto, a Jeremy Gordon per The Guardian, come una “normale infanzia nel Montana” in un’entità del tutto selvaggia.
Dopo il liceo, mentre studiava giornalismo in Illinois, venne attratto dalla scena punk di Chicago, che la sua musica sarebbe arrivata a sfidare e definire. Albini trascorreva le sue giornate al negozio di dischi Wax Trax, comprando ogni disco che “sembrava interessante”.
Della scena musicale di Chicago di allora Albani ha raccontato:
“Era una scena estremamente attiva e molto fertile in cui tutti partecipavano a tutti i livelli. La comunità nella quale sono entrato quando sono arrivato a Chicago mi ha permesso di continuare con una vita nella musica. Non l’ho fatto da solo. L’ho fatto come partecipante in una scena, in una comunità, in una cultura, e quando vedo qualcuno che trae spunto da ciò, piuttosto che parteciparvi come pari, mi fa pensare meno a quella persona… La mia partecipazione a tutto ciò prima o poi finirà. L’unica cosa che posso dire per me è che, lungo il percorso, è stata una cosa interessante a cui ho partecipato e, quando ne uscirò, voglio assicurarmi di non portarlo con me”.
Albini formò la band BIG BLACK con sede a Chicago nel 1981, registrando il primo di numerosi album, un EP per l’etichetta di Chicago Ruthless Records, un’etichetta da lui co-gestita. La band durò fino al 1987.
Tra le collaborazioni più note di Albini ricordiamo quello con i PIXIES, THE BREEDERS, THE JESUS LIZARD, PJ Harvey, Jimmy Page e Robert Plant (come Page and Plant), Fred Schneider, THE STOOGES, MANIC STREET PREACHERS, Jarvis Cocker, THE FLESHTONES, THE MEMBRANES, CHEAP TRICK, MOTORPSYCHO, VERUCA SALT e THE AUTEURS.
Ma tra tutte Albini verrà per sempre ricordato per aver prodotto il terzo ed ultimo album dei NIRVANA “In Utero”.
Nel 1993 Kurt Cobain era rimasto impressionato dalla produzione di Albini degli album dei PIXIES “Surfer Rose “ e “The Breeders’ Pod” e chiese a Steve Albini se avrebbe voluto lavorare con i NIRVANA per il loro prossimo album.
“In Utero” fu elaborato in soli 6 giorni, nel febbraio 1993, presso gli Studi di Pachyederm di Cannon Falls nel Minnesota. Fu pubblicato il 21 settembre dello stesso anno.
L’album ottenne un grande successo commerciale e di critica, alcune delle canzoni in esso contenute sarebbero diventate tra le migliori e più popolari dei NIRVANA: “Serve the Servants”, “Scentless Apprentice”, “Dumb”, “Pennyroyal Tea ” e i grandi successi quali “Heart-Shaped Box” e “All Apologies”.
Albini è stato a lungo ammirato per essersi attenuto ai suoi principi e per aver messo in discussione gli standard dell’industria musicale, soprattutto in studio di registrazione. Non ha mai preso royalties dai dischi su cui ha lavorato, incluso “In Utero” dei NIRVANA, che ha venduto oltre 15 milioni di copie, nonostante ciò fosse consuetudine nel settore, e ha mantenuto le sue tariffe giornaliere per gli artisti relativamente basse, soprattutto come produttore con il suo pedigree. All’Electric Audio, il suo studio di registrazione dove lui e i membri dello staff aiutavano a gettare i mattoni nel processo di costruzione, Albini era famoso per aver consegnato agli artisti un blocco legale giallo il primo giorno e per aver dato loro istruzioni di tracciare una descrizione scritta di ogni canzone che avrebbero suonato. Questo era il suo modo per evitare futuri problemi di comunicazione e garantire che gli artisti massimizzassero il tempo in studio per il quale pagavano.
In merito a questo, Albini ha detto al The Guardian:
“La parte della registrazione è la parte che conta per me: sto realizzando un documento che registra un pezzo della nostra cultura, il lavoro della vita dei musicisti che mi stanno assumendo. Prendo questa parte molto sul serio. Voglio che la musica sopravviva a tutti noi”.
Steve Albini mancherà a molti, per la sua onestà e bontà d’animo oltre che per le sue grandi capacità.
A noi che abbiamo ascoltato per anni i suoi dischi sembra ancora impossibile accettare questa perdita.
Un altro grande che se ne va troppo presto, “Gone too soon” come direbbero gli amici americani.
In questi giorni sono moltissime le manifestazioni di cordoglio da ogni parte del mondo sia dagli artisti con cui Albini ha collaborato e sia da coloro appartenenti ad altri generi musicali, che non lo hanno neppure conosciuto personalmente ma che ne riconoscono il valore.
Grazie di tutto Steve Albini!
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