
La prima volta non si scorda mai: è stato proprio così con i NOTHING BUT THIEVES, che il 18 luglio 2015 si esibirono in Italia come gruppo spalla dei Muse, sul palco del Rock In Roma.
Una giornata cocente, come ci si aspetta da un’estate romana, ma che ci ha lasciato il ricordo di performance incredibili e la scoperta inaspettata di questa band, per cui è stato amore a primo ascolto.
In questo ultimo decennio i NBT hanno venduto milioni di copie in tutto il mondo, ma hanno anche conquistato un pubblico italiano di affezionati, che il 15 e 16 febbraio hanno riempito in migliaia il Palazzo dello Sport di Roma e il Gran Teatro Geox di Padova.
Ciò che ci ha colpito di questa giovane band, sin dalla sua prima esibizione, è stato un mix perfetto di grinta e di grazia, di ritmi energici e potenti che ti scuotono e di sonorità delicate che ti cullano.
Il gruppo, attualmente composto da Conor Mason (voce), Joe Langridge-Brown e Dominic Craik (chitarre), Phil Blake (basso) e James Price (batteria), ha mosso i suoi primi passi nel 2012, a Southend-on-Sea, nell’Essex. Il progetto musicale è nato su iniziativa del cantante Conor, in collaborazione con i due chitarristi e il batterista di allora, Dave Dickinson, che ha poi lasciato la band nel 2013.
Al 2013 risale la prima pubblicazione, l’EP If You Don’t Believe, It Can’t Hurt You, seguito da Graveyard Whistling. Nel 2014 i NBT firmano il loro primo contratto discografico con la RCA Victor, a seguito della pubblicazione dei due EP, e nel 2015 arriva il loro primo album omonimo, Nothing But Thieves, che racchiude le tracce diffuse fino ad allora.
Il 2017 è l’anno di Broken Machine, secondo album in studio, che accoglie singoli come “Amsterdam” e “Sorry”, destinati ad essere tra i più amati e ascoltati, grazie all’intensa diffusione radiofonica. Un lavoro, Broken Machine, che rispetto agli esordi osa di più, spingendo sull’elettronica come in “Live Like Animals”, “I Was Just a Kid, “Soda”, ed esplorando interessanti alternative canore. Conor dà in ogni caso prova di studiata versatilità, avendo dalla sua un utilissimo falsetto tecnico, nonché un’interessante personalità e presenza scenica.
Gli ultimi due album, Moral Panic e Dead Club City, sono usciti rispettivamente nel 2020 e nel 2023 (il primo accompagnato dall’uscita dell’EP Moral Panic II nel 2021). Nell’ascolto di questi due lavori si respirano influenze nuove, groove accattivanti e dalla presa forte. Entrambi gli album vengono inaugurati da pezzi-shock, concedeteci il termine: “Unperson” e “Welcome to the DCC” suggeriscono ormai che elettronica, distorsioni e dance music sono un cavallo di battaglia e l’enfasi su queste sonorità è un chiaro invito a ballarci su.
Ciò che accumuna gli album non è solo un ventaglio sonoro più variegato e definito, ma anche un filone topico, più politico, che li distingue dai progetti precedenti, decisamente più intimi e introspettivi. Se Moral Panic veicola un disagio comune rispetto ad una società digitalizzata e alienante, nei confronti della quale il sentimento condiviso è lo smarrimento e la necessità di evasione, Dead Club City gioca sul terreno della distopia, creando concettualmente una città fittizia ed esclusiva, metafora di quella promessa di benessere e prosperità che è il sogno americano e che ha plasmato l’intera società occidentale.
Rispetto a Moral Panic, Dead Club City è un vero e proprio concept album, in cui i singoli pezzi descrivono personaggi ed archi narrativi all’interno di una stessa cornice. L’estetica è futuristica, come suggerisce la copertina dell’album o gli stessi videoclip che accompagnano i brani principali. Live, invece, la scena è molto minimal: il palco è scarno, gli artisti non hanno addosso nulla di appariscente, solo i loro strumenti e la loro musica.
Così, in effetti, si sono esibiti i NBT in Italia lo scorso mese. Uno spettacolo senza troppe pretese a livello scenografico, solo un abile gioco di luci, tinte uniche di colore arancio, rosso, blu, che investivano la struttura del palco, focalizzando l’attenzione esclusivamente sui suoi protagonisti.
La scaletta è stata ricca, la durata del concerto giusta, con le sue due ore di performance. Il pubblico ha avuto modo di ascoltare i brani più recenti e quindi tratti dagli ultimi album, accanto alle ormai più remote “Trip Switch” e “If I Get High”, del primissimo Nothing But Thieves. Uno spettacolo, quello delle due date italiane, in cui il frontman, Conor, non si è risparmiato dal fare commenti, trovare una connessione più intima con i suoi destinatari, come quando a Roma ha spifferato l’abitudine di cantare ad occhi chiusi, ma anche la curiosità di aprirli di tanto in tanto e di farsi travolgere dalla bellezza e dall’intensità del momento.
Noi, che vi abbiamo preso parte, l’abbiamo trovata un’esperienza sorprendente: carica dal punto di vista emotivo, perché Conor tocca vette struggenti; divertente, perché i NOTHING BUT THIEVES oltre che essere ottimi musicisti, sono anche bravi intrattenitori; rilassante, sulle note delle più amate ballads; scatenante, sui ritmi più dance.
Pare che dopo queste ultime date europee la band si prenderà una pausa (così ha rivelato il cantante durante il live romano) per poter riprendere a lavorare su nuovi progetti e con maggiore lucidità. Non possiamo che sperare di rivederci presto: con i NBT sarà senz’altro un arrivederci.